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Elezioni organismi di governo delle ex Province, Amenta:"Dopo il no alle riforme le Province non sono state cancellate per cui si vada all'elezione diretta del Presidente"

Scritto da Gaetano Guzzardo    Martedì 03 Gennaio 2017 15:19

paolo-Amenta8In merito alla prossima scadenza per l’elezione degli organismi di governo delle ex Province Regionali, oggi Liberi Consorzi Comunali, e quindi del suo Presidente e del Consiglio, con sistema elettivo di secondo livello, da parte dei Sindaci e dei Consiglieri comunali del Comuni che ne faranno parte, interviene il Vice Presidente  di AnciSicilia, Paolo Amenta, Sindaco di Canicattini Bagni, proponendo, alla luce della massiccia partecipazione dei cittadini al Referendum e al risultato che ne è scaturito, l’elezione diretta del Presidente dei Liberi Consorzi.

 

«Ritengo sia doveroso - dichiara il Vice Presidente Amenta - intervenire sulla questione delle elezioni degli organismi che dovranno essere chiamati al governo delle ex Province, che oggi abbiamo chiamato Liberi Consorzi Comunali, come previsto nello Statuto della Regione Siciliana, in particolare sulla sua massima rappresentanza giuridica ed amministrativa, il Presidente.

Un adempimento quello attuale, stando alla legge regionale, che a mio giudizio ha privato i cittadini siciliani del loro diritto di rappresentatività, demandando tutto ai Sindaci e ai Consiglieri dei Comuni che faranno parte del Libero Consorzio.

Ora, seppur la Corte Costituzionale nella sua sentenza 50/2015 non ha escluso il sistema elettivo di secondo livello, ritenendolo rispettoso delle regole democratiche, con un passaggio che ritengo fondamentale:purché siano previsti meccanismi alternativi che comunque permettano di assicurare una reale partecipazione dei soggetti portatori degli interessi coinvolti”; ritengo che il recente voto del referendum sulle Riforme costituzionali dello scorso 4 Dicembre, rimetta tutto in discussione.

Non si può, infatti - aggiunge il Vice Presidente di AnciSicilia - disattendere la massiccia volontà di partecipazione “diretta”, espressa dagli elettori siciliani, che a differenza di altre Elezioni si sono riversati in massa alle urne, dicendo NO alla Riforme del Governo nazionale, e quindi “cancellando”, mi si permetta, la cancellazione delle Province, che così riprendono vita e ritornato a godere della loro natura giuridica autonoma, con tanto di Statuto.

Con il loro voto i siciliani, dunque, hanno chiaramente detto NO anche alla riforme delle Province.

Ora se è comprensibile il cambio del nome di un Ente, in questo caso da Provincia Regionale a Libero Consorzio dei Comuni, in quanto previsto nello Statuto Siciliano, alla luce anche del ruolo di “Area vasta” che i Liberi Consorzi assumeranno, allargando la partecipazione nella gestione di territorio e servizi, ciò non vuol dire sconvolgerne l’autonomia giuridica e il sistema di rappresentatività.

In questo senso, e alla luce del voto del 4 Dicembre, il cui risultato non può essere nascosto sotto la sabbia - conclude Amenta - ritengo che si debba dare continuità a questa partecipazione da parte dei cittadini, e ridargli il diritto-dovere di eleggere, con “sistema elettivo diretto”, i massimi rappresentanti giuridici ed amministrativi che sono i Presidenti dei futuri Liberi Consorzi Comunali, e lasciare al voto ponderato di secondo livello la rappresentanza consiliare.

D’altra parte i risparmi previsti in un primo tempo con la cancellazione delle Province, potremmo comunque ottenerli cancellando a sua volta tutti quegli organismi di gestione dei Servizi (vedi Servizi socio-sanitari; Servizio idrico Integrato; SRR per i servizi dei rifiuti), attribuendone compiti e gestione ai Liberi Consorzi.

Ricordandoci, però, che per le competenze che la legge Delrio attribuisce a questi nuovi Enti intermedi, i Liberi Consorzi, bisogna provvedere al trasferimento delle giuste risorse finanziarie, come previsto dalla Costituzione. 

Questa, credo, sarebbe la vera “rivoluzione” che i siciliani si attendono. E in questa direzione ritengo che sia il minimo che la politica possa fare per ridare legittimità ai cittadini e riavvicinarli ad una partecipazione diretta della gestione della cosa pubblica, come d’altra avviene già con i Comuni».

 

 

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